L’agente del caos

Agente del caos

I ragazzi volevano cambiare il mondo. Jay Dark doveva distruggere i ragazzi. In ogni caso, il mondo non fu mai piú lo stesso.

Dopo la pubblicazione di un breve romanzo ispirato alla vita di Jay Dark, agente provocatore americano la cui missione era inondare di droga i movimenti rivoluzionari degli anni Sessanta-Settanta allo scopo di annullarne lo slancio, uno scrittore romano viene contattato da un avvocato californiano, un certo Flint, che ha letto il libro ed è perplesso. La vera storia di Jay Dark è molto diversa, lui può raccontarla: lui c’era. Come in un classico di Conrad, la narrazione di Flint spalanca all’improvviso uno scenario internazionale stupefacente. Un’autentica camera delle meraviglie che attraversa trent’anni della storia occidentale, tra servizi deviati, ex nazisti, trafficanti, terroristi, poliziotti onesti e poliziotti corrotti, sesso, ideali e concerti rock. Originalissimo, avvincente, ricco di personaggi sopra le righe, L’agente del caos è un libro dove realtà e finzione si intrecciano senza sosta, dando per la prima volta voce, senza alcun moralismo e senza ipocrisia, all’autocoscienza segreta e dionisiaca di un’intera generazione.

EstrattoL’obbiettivo dell’operazione era di inondare di eroina le strade per fiaccare le velleità rivoluzionarie di un’intera generazione. Ecco il compito che il Sistema, come si usava dire negli anni Sessanta, aveva affidato a Jay Dark e ad altri come lui.
Quando i giovani in questione mi avevano prospettato questa ipotesi, avevo reagito con scetticismo. Che la droga fosse stata il grande tormento della mia generazione era innegabile. Ma secondo me non c’era stato bisogno di nessun complotto perché l’eroina diventasse «trendy». Lasciavo volentieri queste teorizzazioni ai paranoici. Avevo conosciuto e frequentato troppi angeli caduti per rassegnarmi all’idea del complotto. Nella città di provincia dove era avvenuta la mia educazione sentimentale, per dire, nel giro di un paio d’anni decine di amici erano transitati dalle serate a base di vino, salame e canzoni degli Inti-Illimani al buco. O dal saluto romano al buco: in quegli anni l’eroina non si poneva problemi ideologici. E nemmeno di classe, se è per questo. L’eroina era diventata rapidamente una moda: un «must», si sarebbe detto in anni successivi. Il confine fra consumatore e spacciatore era quanto mai labile. Una volta entrati nel «giro», era difficile uscirne. I morti non si contavano. Un contagio così diffuso che l’idea che dietro tutto questo ci fosse la mente raffinata e perversa di una qualche Spectre mi faceva sorridere.
La verità è che quei disgraziati ci credevano. Nel clima di quegli anni si credeva alla droga come a tante altre utopie: la lotta armata, la rivoluzione dietro l’angolo, che i matti non esistono, che i criminali sono nostri fratelli e via dicendo. Un fenomeno così universale non poteva essere liquidato come la sporca trovata di una congrega di callidi spioni. Poi la mia strada era stata attraversata da Jay Dark, e quell’ipotesi non mi era sembrata più tanto peregrina.

Recensioni scelte
Gigi Riva (L’Espresso n. 21, 20/05/18).
(…) una narrazione al solito sciolta e scorrevole, dove le riflessioni sull’autore e i suoi dubbi sono il sottotesto, il contrappunto, a una trama avvincente che si snoda su filoni paralleli, però destinati a incontrarsi. I protagonisti sono tre, lo scrittore, un avvocato e un suo cliente. Tre o forse due se il “cliente” altri non fosse che il sedicente avvocato. Tre o forse uno se la fascinazione che vicendevolmente esercitano l’uno sull’altro finiscono per avvicinare sensibilità solo in apparenza così distanti: nell’albero genealogico dei tributi ha un suo spazio Pirandello. E il caos del titolo non riguarda solo lo scopo ultimo a cui tendono i burattinai della Cia desiderosi di deviare verso le droghe il ribellismo del Sessantotto (questo è l’ambito) ma è anche il disordine personale provato da chi si vede costretto a mettere in discussione convinzioni profonde nel confronto con l’altro. Se all’inizio sembrano definiti i ruoli, mano a mano che il racconto si dipana i contorni si fanno meno netti, il bianco e il nero si aprono nel prisma dei colori. La manichea visione del bene e del male perde terreno a favore dei punti di domanda. E alla fine ogni lettore avrà una sua risposta. Da “Sballo con rivoluzione”, Gigi Riva, L’Espresso n. 21, 20/05/18.

IBS.IT – Angelo – 13/04/2018
Ingredienti: uno spacciatore-agente segreto col dono delle lingue, una personalità ambigua immune alle droghe, una vita senza radici tra USA ed Europa, una fine misteriosa ricostruita dal dialogo tra uno scrittore ed un avvocato. Consigliato: a chi ha attraversato gli anni ’60 tra contestazioni giovanili, pop-art e raduni hippie, a chi vive sospeso tra caos ed ordine.

IBS.IT – Sergio – 06/04/2018 
Ero così contento… un nuovo romanzo di De Cataldo! Ma purtroppo è una piccola delusione. Gli autori italiani non dovrebbero cercare di fare gli americani, perché finiscono come nel film di Sordi. De Cataldo ha scritto libri importanti su ciò che conosce bene e nel mondo in cui lo conosce. Leggete Romanzo criminale, o Suburra, o il racconto di Cocaina e avrete il De Cataldo migliore, che ci auguriamo torni nuovamente alla luce.

Giancarlo De Cataldo, L’agente del caos, Einaudi ‘Stile libero’, 322 pagine, 19 euro

 

Biografia
Giancarlo De Cataldo
è nato a Taranto e vive a Roma. Per Einaudi Stile libero ha pubblicato: Teneri assassini (2000); Romanzo criminale (2002 e 2013); Nero come il cuore (2006, il suo romanzo di esordio); Nelle mani giuste (2007); Onora il padre. Quarto comandamento (2008) ; Il padre e lo straniero (2010); con Mimmo Rafele, La forma della paura (2009);Trilogia criminale (2009); I Traditori (2010); con Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli, Giudici (2011); Io sono il Libanese (2012 e 2013); con Massimo Carlotto e Gianrico Carofiglio, Cocaina (2013); Giochi criminali (2014, con Maurizio de Giovanni, Diego De Silva e Carlo Lucarelli); Nell’ombra e nella luce (2014); con Carlo Bonini, Suburra (ultima edizione, SL 2017) e La notte di Roma (2015); con Steve Della Casa e Giordano Saviotti, la graphic novel Acido fenico (2016); nel 2018 ha pubblicato L’agente del caos. Ha curato le antologie Crimini (2005) e Crimini italiani (2008). Suoi racconti compaiono anche nelle antologie The Dark Side (2006) e Omissis (2007). Dopo la fortunata versione cinematografica di Michele Placido, tra il 2008 e il 2009 Sky ha mandato in onda una serie tv ispirata a Romanzo criminale.

 

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